Piscina dell'agriturismo

Indietro nel tempo

Ingresso principale

Sulla strada del Pignocco, circondato da prati ed antichi olivi, già  nel 1700, sorgeva un casino di villeggiatura.  Ad un gigantesco pino, creatura quasi mitologicamente trasfigurata, è da attribuire il curioso toponimo. La memoria della gente del luogo racconta che l'albero fosse così maestoso da venir subito individuato da marinai e naviganti, che lo usavano come inconfondibile punto di riferimento. Una volta abbattuto, la circonferenza del tronco superava l'altezza di un uomo. E per gli increduli, fotografie del prodigioso albero fanno bella mostra di sè sul pianoforte a coda nella sala della villa appunto al Pignocco intitolata.
La proprietà  apparteneva ad uno dei personaggi più illustri e benemeriti di Pesaro: lo studioso, erudito e letterato Annibale degli Abbati Olivieri Giordani (1708-1789). Tale proprietà è situata sulla sommità del colle di San Pietro in Calibano, nel cuore del Lucus Pisaurensis, fascinoso ed antico santuario romano. La città  di Pisaurum, colonia romana fondata nel 184 a.C., aveva infatti qui il suo bosco sacro dove si svolgevano solenni offerte e cerimonie in occasione di prodigi ed in concomitanza con la città  di Roma.

Fontana
Finestra a grate

La villa, appartenuta dal 700 in poi a diverse famiglie, agli inizi del 1.900 ricoprì il ruolo di dimora padronale che ospitava il possidente quando, abbandonata la casa in città, veniva in campagna per ritemprare le membra, ma in particolar modo per seguire le opere svolte dai mezzadri nei periodi di più intenso lavoro. La casa del Pignocco, convertita a dimora rurale, fu venduta nel 1953 a Francesco Gallinelli, che acquistò due piccoli fondi rustici, con fabbricati rurali. Il tempo e ancor più la guerra, avevano lasciato un'impronta sull'antica proprietà dell'Olivieri. L'attuale proprietario, Paolo Gallinelli, che all'epoca era ancora un bambino, ricorda che la casa era in pessime condizioni, forse a seguito di un bombardamento.
Proprio a quegli anni risalgono i primi lavori di restauro. I nuovi proprietari, consapevoli delle possibilità  della struttura, recuperarono la sala che il mezzadro utilizzava come stalla e nel contempo ampliarono un'ala della struttura per permettere di alloggiare gli animali e di creare un fienile. Con pazienza ed attenzione ricercarono pezzi antichi e di valore che si armonizzassero con la struttura, arricchendola e riportando alla luce i segni del nobile passato: così un antico ed elegante camino impreziosì la sala, rosoni e metope di una fontana, attualmente incastonate nel muro esterno, crearono un originale e piacevole effetto.
Se si eccettua l'ampliamento di un'ala per ragioni pratiche, la struttura originaria fu rispettata, con l'unica eccezione di una torre belvedere. Dal terrazzo della torre lo sguardo sovrasta l'abitazione e spazia sul morbido e dolce paesaggio marchigiano fino ad intravedere, nelle giornate terse, le tre punte di San Marino e il misterioso profilo del sasso Simone e Simoncello. Il sole del tramonto passa attraverso i vetri della torre, scivola sul caldo calore delle pietre della villa, sottolinea e addolcisce la semplice e sobria struttura a L mossa sulla facciata principale da un terrazzino in ferro battuto rettangolare aggettante sopra la porta d'ingresso.
Lateralmente si erge una semplice costruzione rettangolare, ricca nella parte superiore di finestre a grata per assicurare una continua e costante aerazione, testimoniando così la funzione originaria di fienile.

Oratorio Familiare

Sul lato della villa, separato da un piccolo arco di raccordo, si innalza la cappella privata intitolata a San Gaetano del Pignocco e già  esistente ai tempi dell'Olivieri. L'oratorio, sebbene privato, era aperto al culto pubblico. Fino a pochi decenni fa, durante il mese di Maggio, i mezzadri si recavano qui per partecipare ai riti religiosi presieduti dal parroco di Santa Veneranda. Due finestre aperte ad altezza d'uomo ricordano che, in passato, ai servi della casa non era permesso accedere alla cappella per assistere alla funzione religiosa e dovevano accontentarsi di seguire il rito dalle due piccole aperture poste sulla facciata.
Ed è curioso e non casuale che un edificio sacro, tuttora consacrato e probabilmente precedente l'edificazione della villa, sorgesse a pochi metri dal suolo che ospitò il santuario sacro della prima comunità  romana stanziatasi nella nostra città.
Davanti all'edificio religioso si apre un cortile con un pozzo quadrangolare in pietra.
Tutto intorno alla casa e all'oratorio i vasti campi di grano e granoturco, ora affittati a contadini della zona, fino a pochi anni fa portavano i loro frutti al mezzadro.
Sul far della sera, gli argentei riflessi degli antichi olivi che cingono il retro dell'abitazione creano misteriose suggestioni, mentre di fronte, sospeso nella pace assoluta della sommità  della collina, tra i pini marittimi nati sulla terra che un tempo ospitò il bosco sacro, lo sguardo spazia fino all'orizzonte, là  dove la luce del mare si fonde con gli ultimi bagliori del cielo.
(Tratto dalla tesi La Villa del Pignocco di Francesca Cappelli)